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BORIS CONTARIN

Boris Contarin è uno degli artisti selezionati per la prima edizione di Digital Video Wall, la call-for project promossa da Metronom dedicata alla sperimentazione digitale. “Senza titolo (Linea)” è visibile per tutto il mese di ottobre 2018 sul media-wall di Metronom.

Metronom: l’opera Senza titolo (Linea), tra le opere selezionate per Digital Video Wall, è ora visibile sul media wall di Metronom. Per quale motivo hai scelto di candidare proprio questo progetto? Potresti dirci di più sulla natura del lavoro e sul suo significato?

Boris: l’opera che ho proposto ha la particolarità di essere stata realizzata esattamente per lo spazio e il supporto che il bando richiedeva, cioè quattro schermi in una vetrina affacciati sulla strada. In questo senso è un’opera inedita e site specific. Ragionando sui quattro schermi, sul video wall in cui quattro quadri formano un quadro solo, vi ho applicato una logica autoriflessiva nel medium stesso, cercando anche di riferirmi ai miei temi preferiti, come lo studio dell’immagine mentale e della percezione, della dialettica tra il macro e il micro.

M: Senza titolo (Linea) è concettuale e formale dal punto di vista estetico, quanto incide il background filosofico nello sviluppo della tua ricerca?

B: il rapporto tra arte e filosofia nella mia vita è uno tra i più problematici: a partire dai miei studi di filosofia a Ca’ Foscari non ho smesso di chiedermi che senso abbia per un artista leggere Schelling, Kant, Hegel, indipendentemente che si tratti di logica metafisica o di Estetica. Ho in alcuni momenti l’impressione che l’unico modo per fare dell’arte autentica sia buttare all’aria tutti questi volumi ingialliti e meravigliarsi nella inesauribilità della pratica, quella che sta nell’uso delle mani e degli occhi. Per poi ritornare ciclicamente, con un misto di pigrizia e testardaggine, a quegli stessi volumi ingialliti.

M: ti rapporti con diversi media, realizzi installazioni, fotografie e opere video, ma hai anche lavorato con la performance e il teatro. Qual è il filo conduttore tra queste diverse forme espressive e cosa ti porta ogni volta ad orientarti su una piuttosto che su un’altra?

B: una risposta evasiva potrebbe essere che il filo conduttore tra tutti questi diversi media è il mio pensiero e la mia riflessione. Un’altro tipo di risposta potrebbe essere che già ci pensa il mio lato filosofico a voler trovare o inventare un centro assoluto delle cose, mentre quello che l’arte mi da di diverso è il suo essere necessariamente politeista, disponibile a fornire risultati sempre nuovi e formalmente inesauribili.

M: Progetti futuri?

Quello più importante e vicino è sempre in ambito universitario, un semestre di studio Erasmus al Camberwell college of arts di Londra (W l’Europa).

Boris Contarin (1992) vive e lavora in Veneto. Dopo la laurea in Filosofia presso l’Università Ca’ Foscari (Venezia, IT) nel 2016, è attualmente iscritto alla laurea magistrale in Arti Visive presso l’Università IUAV (Venezia, IT). Nel 2013 vince il premio e la residenza d’artista con il video Midnight ties drum old skin tra Operaestate Festival a Bassano del Grappa (IT) e Act Your Age Festival a Maastricht (NL). Partecipa attivamente come performer alla Venice International Performance Art Week del 2014 e frequenta negli anni numerosi workshop di performance, danza e teatro sperimentali tenuti, tra gli altri, da Anagoor, Claire Cunningham, CollettivO CineticO, Chisato Ohno, Barokthegreat, Silvia Costa. Tra il 2016 e il 2018 segue masterclass di artisti e curatori come Renata Bandeira (Camden arts centre, London UK), Alberto Garutti (IUAV, Venezia IT), Angela Vettese (IUAV, Venezia IT) e Mark Nash (Royal Academy of fine arts, London UK). Uno dei più recenti progetti di residenza e di esposizione lo vede coinvolto nell’esperienza di Save Asolo. E’ stato assistente alla compagnia Dewey Dell nel 2011 al Teatro Franco Parenti (Milano IT) e assistente all’artista Alessandra D’innella nel 2017 (Londra UK).