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Chiara Bardelli Nonino

Chiara Bardelli Nonino è Photo Editor di Vogue Italia e editor del canale Photography di Vogue.it

 

Metronom:  Come è nato il canale Photography di Vogue.it e come si differenziano le varie sezioni?

Chiara Bardelli Nonino: Comunicare con le immagini è da sempre parte integrante dell’essenza di Vogue Italia. Così, quando è stato progettato il nuovo sito, Alessia Glaviano (Senior Photo Editor del magazine e head of content di Vogue.it) ha fortemente voluto un canale dedicato esclusivamente alla fotografia. Le sezioni principali sono PhotoVogue, la piattaforma fotografica di Vogue.it dove chiunque può iscriversi e sottoporre le proprie foto al giudizio dei photo editor di Vogue Italia, Interviste e Focus on, dove si possono trovare i nostri approfondimenti sui maestri della fotografia o sui fotografi emergenti, e la sezione Photostories dove vengono pubblicati due tipi di contenuti: i portfolio dei giovani fotografi da noi ritenuti più interessanti (che spaziano dal fotogiornalismo alla fotografia d’arte), o gli shooting – generalmente di moda ma non solo – realizzati appositamente per il nostro sito.

Come si può muovere un fotografo che desideri vedere il suo lavoro pubblicato nella sezione Photostories?

Le submission avvengono principalmente in due modi: per i portfolio di solito siamo noi che contattiamo i fotografi di cui consideriamo rilevante il lavoro, in termini sia estetici che contenutistici. Quando gli shooting non vengono commissionati direttamente da noi, nascono dalle proposte dei fotografi stessi, che ci inviano concept e moodboard; se l’idea funziona i fotografi ricevono da noi una pull letter * e, se ne hanno bisogno, li assistiamo lungo tutto il processo. Una volta scattato il servizio, prima della pubblicazione si discute assieme al fotografo la sequenza e l’edit. Non serve che il fotografo si occupi solo di moda, né che abbia già pubblicazioni all’attivo o chissà che: quello che cerchiamo è qualcuno che abbia una visione – anche solo in nuce, da sviluppare.

Quando ritieni che un progetto fotografico sia adatto per essere pubblicato e inserito in un sito di moda come Vogue.it?

Parafrasando un concetto da un articolo di Vanessa Friedman per il New York Times: in un mondo dove la comunicazione sta virando sempre di più sul visuale (pensiamo solo alle emoji, alle gif, ai photo comment, etc.), la moda è uno dei linguaggi più universalmente condivisi – che ci piaccia o no. Un buon fashion magazine, poi, deve riuscire a parlare di tutto usando la moda come prisma attraverso cui guardare le cose, e i fotografi di moda (quelli bravi, ovviamente) sono prima di tutto fotografi, che raccontano delle storie tramite immagini. Quindi, in sintesi, penso che per essere considerato per Vogue.it un progetto fotografico debba semplicemente fare questo: raccontare bene una storia**. Su cosa poi voglia dire questo “bene”, beh, potremmo probabilmente discuterne per ore – il vecchio adagio per cui “writing about music is like dancing about architecture”. Ma poi la realtà è che un occhio allenato ci mette molto meno a capire la qualità di un lavoro che a spiegarne il perché.

Puoi riscontrare un trend comune nella presentazione e negli statement dei progetti con cui entrate in contatto tramite le submission?

Devo dire che purtroppo il trend comune è negativo: mi fa molta impressione vedere come tanti fotografi facciano davvero difficoltà a comunicare le proprie idee – anche visivamente, area in cui in teoria dovrebbero essere più ferrati. L’analfabetismo visuale è diffusissimo anche in persone che vorrebbero produrre immagini professionalmente. Riprendendo il discorso che facevamo poco fa, sulla predominanza della comunicazione visuale sopra quella verbale, non sarà mai troppo tardi per inserire un corso obbligatorio di educazione all’immagine fotografica in tutte le scuole. Ci è stato insegnato a scrivere e leggere ma quando si tratta di usare o di interpretare un’immagine, non ci sono stati forniti i mezzi per farlo in maniera consapevole.

Quanto consideri la tua esperienza di editor come un ‘polso’ della situazione della giovane fotografia contemporanea?

Non penso sia possibile fare bene questo lavoro senza mantenersi costantemente aggiornati su cosa accade nel mondo della fotografia. Per me fortunatamente la fotografia è un’ossessione (specialmente i photobook), quindi non lo considero nemmeno lavoro: passerei ogni minuto libero a guardare dummy, o ai degree show di alcune università, o a leggere riviste di fotografia – sono abbonata o sono stata abbonata a quasi qualsiasi cosa che avesse anche remotamente a che fare con la fotografia. Detto questo, conoscere tutto quello che accade fotograficamente parlando è virtualmente impossibile: ogni giorno scopro un fotografo o un progetto nuovo, il materiale fotografico che viene prodotto è immenso e aumenta esponenzialmente. Ma questa è anche la cosa che rende questo lavoro dannatamente interessante – e divertente.

Da editor a curatrice. Quali riflessioni dopo la prima edizione di PhotoVogue Festival? Avete in programma una seconda edizione per il 2017?

La prima edizione è stata superiore a ogni aspettativa, sia in termini di copertura stampa che – soprattutto – in termini di momento di incontro e confronto: sono venute a Milano persone da ogni parte del mondo, animate dalla passione per la fotografia. Se posso lasciarmi un po’ andare ai sentimentalismi, devo dire che è stata un’esperienza meravigliosa e anche un po’ commovente. Questo è un pensiero del dopo, ovviamente. Durante ero un fascio di nervi che saltellava in giro con una quantità ridicola di sonno arretrato. Per quanto riguarda la seconda edizione, stiamo ovviamente già sviluppando tutta una serie di cose, che purtroppo però non posso ancora svelare. Ma, giusto per rimanere in tema “comunicazione visuale”, posso promettervi che sarà 🔥🔥🔥 😉

Note:

* Detta anche LOR o Letter of Responsibility è una lettera su carta intestata del magazine che conferma ai brand che stylist e fotografo stanno scattando un servizio per il giornale in una tale data e location. Serve per farsi prestare dai brand i vestiti per lo shooting.
** Ovviamente il termine “storia” è usato qui in senso lato: può essere una suggestione, un concetto, un accenno…

Chiara Bardelli Nonino è laureata in Filosofia con una tesi sulla fotografia post-mortem. Dal 2012 è Photo Editor di Vogue Italia; scrive e coordina progetti di fotografia per Vogue.it e per l’Instagram di Vogue Italia e ha co-curato con Alessia Glaviano una serie di mostre tra cui The Female Gaze per il Photo Vogue Festival. Ha curato inoltre una selezione di fotografia di moda per la prima edizione di Just Another Photo Festival, la seconda edizione di Slideluck Bologna, una selezione di fotografi italiani per Flash Art e collaborato all’editing di alcuni progetti editoriali e espositivi indipendenti.