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Christto & Andrew

> Metronom: avete recentemente presentato la tua nuova serie “Encrypted Purgatory” al festival Les Rencontres d’Arles e siete stati selezionati tra i 10 finalisti del New Discovery Award. Come valutate questa importante esperienza?

Christto & Andrew: È stata la nostra prima volta ad Arles e per noi è stato un onore partecipare come artisti. Abbiamo lavorato tanto per vivere questa preziosa esperienza e il clima che circonda importanti festival come Arles. La nostra pratica si colloca a metà tra la fotografia e l’arte contemporanea e, in questo senso, è stata un’esperienza molto significativa partecipare a uno dei più grandi festival di fotografia del mondo con una serie fotografica, per così dire, non tradizionale. È stato anche interessante vedere la reazione del pubblico ad Arles, in quanto le nostre mostre erano di gran lunga le più sperimentali e anticonvenzionali tra tutte quelle presentate al Festival. Consideriamo Encrypted Purgatory come un progetto in corso, tuttavia averlo esposto ad Arles è stato un ottimo inizio e un’occasione unica per far conoscere al pubblico la nostra pratica.

> M: Nel vostro lavoro c’è un riferimento esplicito, sia per quanto riguarda i soggetti che l’estetica, al mondo della fantascienza. Quali sono le fonti teoriche ed estetiche che vi hanno ispirato?

C&A: Abbiamo concepito il lavoro partendo dalle nostre osservazioni del mondo come artisti. La nostra visione è stata rafforzata sopratutto dal nostro interesse nei confronti della natura superficiale che caratterizza la società contemporanea. Abbiamo quindi voluto riferirci a una serie di temi interconnessi tra loro, come l’ansia per il futuro e la nostra dipendenza dal tempo. Abbiamo utilizzato sia riferimenti alla fantascienza sia allo stato attuale dei sistemi di controllo, che vengono sviluppati attraverso la creazione di società crittografiche, le cui implicazioni ricadono sulle strutture di potere tradizionali. Su questo aspetto siamo stati ispirati in particolare dalle idee dello storico Yuval Harari e dell’informatico Ray Kurzweil. Per quanto riguarda la dimensione estetica, da un lato abbiamo cercato di indirizzarla in un percorso diverso rispetto alle serie precedenti Liquid Portraits e Glory of the Artifice, ma allo stesso tempo abbiamo voluto a mantenere il nuovo lavoro coerente con tutta la nostra ricerca visiva.

> M: Nel testo della mostra  Duncan Wooldrige, riferendosi ad Encrypted Purgatory, scrive: “Possiamo vedere che una fotografia non è solo un’istantanea, un unico momento che viene fissato in uno scatto. Al contrario, essa è un’immagine che si muove avanti e indietro nel tempo, ma non in un movimento regresso e infinito o in un attaccamento malinconico al passato: la fotografia agisce nel presente, immagina e pone le basi per il futuro”. Come esprimete, attraverso il vostro lavoro, questa idea di tempo sincronico? Come condiziona il vostro lavoro in termini estetici?

C&A: Queste idee possono essere viste nell’estetica del progetto, da un lato guardando ai materiali impiegati, dall’altro agli oggetti inseriti e i significati nascosti dietro il loro accostamento. Ci sono una serie di aspetti riguardanti l’estetica che hanno lo scopo di far sentire lo spettatore un po’ a disagio; ricorriamo a questa tecnica da tempo e in questo caso siamo riusciti a creare un immaginario in cui scene in ambientazioni apocalittiche che spiazzano l’osservatore. Questo concetto è rinforzato anche dai materiali che abbiamo deciso di utilizzare, come ad esempio in Destruction, dove abbiamo deciso di utilizzare un billboard rotante, oppure dagli elementi che inseriamo nelle fotografie stesse, come oggetti che provengono da epoche diverse, che nel loro insieme confondono lo spettatore e la sua normale percezione del tempo.

> M: Un altro concetto importante in questa nuova serie è l’idea di “transumano”, che è anche il titolo di un pezzo della serie. Potete spiegare quale significato ha per voi?

C&A: Per noi il “transumanesimo” è un modo per comprendere che nulla è permanente e che i concetti e le definizioni della nostra condizione sono in costante cambiamento e sono tollerati solo in condizioni di aggiornamento costante. Per noi il “transumanesimo” è la necessità di aggiornamento costante che affrontiamo in quanto razza umana ed è affascinante vedere come siamo già cambiati e come siamo destinati a cambiare in un prossimo futuro. Secondo Ray Kurzweil, i computer che simulano la mente umana esisteranno e avranno la capacità di interagire con i sentimenti umani. Nella nostra mostra cerchiamo di riflettere quest’ansia e preoccupazione per ciò che potrebbe essere il futuro, se mescolato con idee che mettono in discussione la nostra realtà.

CHRISTTO & ANDREW vivono e lavorano a Doha, Quatar. La ricerca di Christto & Andrew si evolve come un processo simbiotico, rafforzato dalla contaminazione prolifica dei loro diversi background di provenienza. Christto Sanz (b.1985) ha studiato alla Scuola d’Arte di Porto Rico, prima di perfezionarsi in Visual Communication & photography in Elisava, Spagna. Andrew Weir (b. 1987) consegue la laurea triennale presso la Universtitat Ramon Llull in Spagna, mentre sta attualmente completando la Laurea Magistrale in Museum & Gallery Practise presso l’University College di Londra, nel distaccamento situato in Qatar. Nel 2014 sono selezionati come FOAM Talent e nel 2016 come Campaign Artist per Unseen Photo Fair, Amsterdam. Nel 2018 hanno partecipato con una mostra personale al festival Les Recontres de la photograpie d’Arles. Hanno esposto in mostre internazionali, in istituzioni pubbliche e private. 

Cover image: © Christto&Andrew, The Future Ain’t What is Used to be (The Serpent that Gives Us Knowledge), 2018