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David Fathi

FC: David, ci siamo incontrati per la prima volta a Fotopub l’anno scorso, dove tra i lavori in mostra c’era anche il tuo progetto Wolfgang. Nel frattempo, la serie è stata esposta in diversi luoghi a livello internazionale, e continuerà a viaggiare per l’Europa anche nei prossimi mesi. Come ti sei avvicinato alla figura dello scienziato Wolfgang Pauli, tema centrale di questo lavoro? Qual è, secondo te, l’aspetto più affascinante del suo personaggio? E come hai sviluppato il progetto?

DF: Potremmo dire che per i fisici Pauli è una leggenda al pari di Einstein, ma per il grande pubblico la sua persona è praticamente sconosciuta. Nonostante conosca piuttosto bene i nomi di certi fisici famosi (come Bohr, Schrödinger, Planck, Heisenberg, Fermi…), prima di iniziare a lavorare su questo progetto non sapevo nulla di lui, e quindi fare ricerca sull’argomento è stato piuttosto interessante. Ma, nonostante il mito del Pauli Effect sia divertente, tanto che certe storie potrebbero far ridere persino lui stesso, Wolfgang Pauli non era in realtà una persona particolarmente spassosa; era considerato ‘la Coscienza della Fisica’, il professore severo e rigido che non accettava ragionamenti al di sotto del suo rigoroso livello. Le sue critiche erano acute ma, allo stesso tempo, brutali. Eppure, nonostante si rifiutasse categoricamente di prendere in considerazione argomentazioni imperfette, Pauli ha mantenuto nel corso degli anni una lunga corrispondenza con lo psicanalista Carl Jung, nel corso della quale tentava disperatamente di trovare una teoria che potesse unificare la fisica quantistica e la psicanalisi, arrivando persino a citare il famigerato Pauli Effect come un esempio di sincronicità, secondo l’idea di Jung che certi eventi possono essere connessi per significato e non per un processo di causalità. Questo mi sembra totalmente assurdo, ma menti molto più brillanti della mia hanno impiegato anni nel tentativo di analizzare questi concetti; per questo, la mia intenzione è anche quella di studiare il fatto che certe scoperte scientifiche possano avvenire in maniera piuttosto caotica, con esperimenti che partono da idee apparentemente folli per verificare se esse possano funzionare. Tutta la fisica quantistica si basa su teorie che all’inizio sembravano insensate, contrarie alle intuizioni umane più elementari, e che col tempo si sono rivelate matematicamente vere, con test e prove inconfutabili a loro sostegno. Il progetto Wolfgang nasce da quest’idea di scienza come campo caotico, nel quale le teorie assurde e la creatività sono una parte fondamentale delle scoperte più avanguardistiche. Il Pauli Effect è la chiave che utilizzo per analizzare queste idee, e per rendere lo spettatore un partecipante attivo del processo per esaminare, come uno scienziato, che cosa è realtà e cosa è leggenda.

 

Wolfgang è anche un volume, pubblicato da Skinnerboox nel 2016. Si tratta del secondo libro che hai realizzato su un tuo lavoro, dopo il primo su Anecdotal (edito da Maria Inc, 2015). Quali sono i lati positivi e negativi del realizzare una pubblicazione? Che considerazioni o modifiche devono essere attuate per adattare una serie fotografica al formato del libro?

Il libro è una forma d’arte ben specifica e, in quanto tale, deve essere preso in considerazione con i suoi meriti e le sue specificità. Né WolfgangAnecdotal vengono esibite nello stesso modo in cui si presentano all’interno della pubblicazione; ad esempio, una sezione di Anecdotal è specifica solo per l’esibizione, una sorta di wunderkammern che raccoglie curiosità su tematiche atomiche, come articoli di giornale, giochi di carte ambientati nella guerra atomica, misuratori di radioattività, e così via. Il libro, invece, è costruito come un’inchiesta, con tutte le informazioni a disposizione del lettore, che può andare avanti o indietro nella consultazione trovando i collegamenti tra immagini e testo. Il libro di Wolfgang, invece, presenta una progressione lineare che non esiste nel progetto in mostra. Il design e le fotografie hanno un ritmo piuttosto lento all’inizio e diventano poco a poco sempre più incalzanti, culminando nel capitolo finale con una serie di immagini di problemi tecnici ed esplosioni. La messa in mostra del progetto, invece, di solito gioca con lo spazio in modo da creare una situazione di disagio per lo spettatore che si trova circondato da strani eventi e incidenti assurdi. Insomma, penso che il lato positivo e negativo della realizzazione di un volume sia proprio questo: riuscire a creare una narrativa e un’atmosfera diversa dall’esposizione.

 

Quali sono i legami tra il tuo lavoro e i tuoi interessi in materia di scienza? Questa passione influisce anche sul metodo con cui conduci la tua ricerca artistica?

Sono un nerd iperattivo, e il mio approccio lo mostra chiaramente; allo stesso tempo però, considerando il limite di durata della mia attenzione, non credo che sarei potuto diventare un bravo scienziato. La mia ricerca artistica riflette un po’ tutto questo, presentando diverse idee e stili, spesso anche piuttosto strani. Aggiungerei anche che non sono particolarmente interessato a movimenti o tendenze artistiche di per sé, così come non ritengo che i miei lavori mostrino uno stile personale. Sono invece più interessato a trovare una metodologia specifica per ogni progetto, in modo da incentivare lo spettatore a riflettere su concetti politici, filosofici e scientifici anche piuttosto complessi. Intendo enfatizzare ancora di più questo aspetto nei miei prossimi lavori, aggiungendo anche nuovi strumenti per raggiungere lo scopo, come video, installazioni sonore, visualizzazione di dati, e così via. È un processo che sta andando avanti lentamente, ma che è davvero emozionante da tentare (ed eventualmente da fallire).

 

Vorrei anche sapere qualcosa in più sul tuo ultimo lavoro, On the Last Road with the Immortal Woman, sulla figura di Henrietta Lacks; da dove parte il progetto, e in che direzione sta proseguendo?

Il mio nuovo progetto si ispira alla storia della prima coltura cellulare immortale, e al modo in cui le implicazioni più metafisiche dell’immortalità si sono unite alla lotta, umana e reale, della donna a cui tali cellule sono state estratte senza il suo consenso, Henrietta Lacks. La tematica è piuttosto complessa, e sto lavorando attivamente su di essa al momento. Ciò che posso anticipare è che il progetto è concepito fisicamente come una mostra con video, installazioni, e stratificazioni di immagini, mentre non ho ancora le idee chiare su come dovrà essere la pubblicazione che ne seguirà. Vedremo come andrà: sarò certamente in grado di parlarne in maniera più approfondita mano a mano che il progetto prenderà forma.

David Fathi

David Fathi (1985) vive e lavora a Parigi. Dopo aver ottenuto un master in Mathematics & Computer Science, Fathi avvia una ricerca sui media contemporanei, che porta avanti parallelamente alla sua carriera di ingegnere. Questa duplice pratica si riflette nel suo lavoro, che mostra una passione per la scienza e per l’esplorazione dei limiti della conoscenza. Attraverso strane narrazioni, quasi sconosciute, analizza il modo in cui spesso si confonde realtà e finzione. Ha esibito i suoi lavori in Francia, Inghilterra, Polonia, Portogallo, Cina. Anecdotal, una serie che riporta le storie, apparentemente assurde, che circondano alcuni test nucleari, ha ottenuto la menzione speciale al Prix Levallois. Wolfgang, progetto che parte dall’archivio del CERN, ha vinto il Grand Prize Fotofestiwal di Lodz e l’Arles Photo Folio Award.

 

Intervista realizzata da Federica Cavazzuti, febbraio 2017.