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IOCOSE

> “Launching a New Product”, il vostro recente lavoro esposto ora a Bologna, si inserisce nel filone di ricerca legato al tema del “Post-Fail”, ossia il fallimento del “digital dream”, della fiducia incondizionata da parte dell’uomo nell’innovazione tecnologica. In che termini questa idea è stata sviluppata e formalizzata in questo nuovo progetto? C’è stata un’evoluzione rispetto ai precedenti lavori?

Il nostro ultimo lavoro, presentato a Bologna, si inserisce esattamente nel filone di ricerca principale che portiamo avanti da anni, interessandoci cioè alle narrazioni attorno all’idea di innovazione e al ruolo della tecnologia nel dare forma al mondo presente e futuro. Launching a New Product si concentra sulla retorica dell’innovazione e della produzione di oggetti tecnologici sempre nuovi che diventano veri e propri feticci, da desiderare e possedere. Il video è un loop infinito in cui un prodotto sempre nuovo, ma sempre molto simile a sé stesso, compare sulla scena per poi essere lanciato in avanti. Oltre al lancio il video è caratterizzato da fasi di unboxing, in cui cioè il prodotto viene tolto dalla sua confezione intonsa, ne vengono mostrati i singoli dettagli ed esaminate le caratteristiche. Mani candide e curate palpano e accarezzano quel prodotto con un fare delicato e sensuale, fino a diventare a tratti morboso. In questo senso ci interessava richiamare alcuni fenomeni di grande diffusione su YouTube degli ultimi anni. Da una parte i video di unboxing di oggetti tecnologici in cui la recensione del prodotto arriva ai limiti del feticismo per l’oggetto, non nascondendo il piacere che si può provare nel togliere un device dalla confezione che lo custodisce in modo perfetto, liberandolo poi dagli elementi di packaging, dalle pellicole protettive. Il tutto con una cura maniacale nel compiere queste azioni con movimenti eleganti e affettati, enfatizzando anche suoni e rumori generati durante l’operazione. E qui il riferimento è al mondo ASMR, altro fenomeno dilagato recentemente su YouTube. ASMR sta per “Autonomous sensory meridian response” e indica una sensazione di piacere e di rilassamento mentale provocata dall’ascolto di suoni particolari, voci sussurrate e rumori prodotti dallo sfregamento di oggetti di varia natura.

Nel vostro tentativo di rendere la complessità del rapporto tra uomo e tecnologia, non vi siete concentrati nel dare un giudizio di valore: né esprimendo fiducia nell’innovazione né confessando timore per un suo uso distopico e disumanizzante, ma analizzando il fenomeno in maniera più neutra; è stato questo atteggiamento a guidarvi in questo caso?

Per riassumere il nostro punto di vista su questo tema, che come dicevamo è centrale nella nostra ricerca, qualche tempo fa abbiamo coniato il termine Post Fail. Il termine vuole evidenziare come il nostro interesse non intenda promuovere né una visione ottimistica né una pessimistica o luddista, quello che ci interessa non è concentrarsi su speculazioni e previsioni sul futuro, quanto invece vedere come sia le narrazioni entusiastiche che catastrofiche falliscano nel momento stesso in cui vengono formulate, lasciandoci in un presente in cui il rapporto con la tecnologia è molto più complesso, sfaccettato e spesso contraddittorio. Ci interessano i fallimenti, ma non specificatamente i fallimenti della tecnologia, quanto i fallimenti continui delle narrazioni che vengono costruite e cucite attorno all’innovazione tecnologica, per raccontarci di prospettive idilliache o apocalittiche, a seconda dei punti di vista. A noi sembra che il nostro presente sia fatto di contraddizioni, di complicazioni e disillusioni, in cui i punti di vista assoluti e che si propongono come risolutivi falliscono miseramente nel momento stesso in cui vengono enunciati.

“Launching a New Product” è un video in cui il titolo viene rispettato alla lettera: il verbo “lanciare” non indica, come nel gergo commerciale, la messa sul mercato di un nuovo prodotto, ma il lancio fisico di un oggetto che in questo caso viene scagliato con l’ausilio di un elastico. Questa sovrapposizione linguistica, basata appunto sul doppio significato del verbo lanciare, genera un effetto di ambiguità se non addirittura di straniamento.
Che peso hanno nella vostra ricerca l’uso del linguaggio e dell’ironia che caratterizza le azioni stranianti tipiche dei vostri video?

Più che ironia direi che gli IOCOSE hanno un certo gusto per l’assurdo, e per il paradossale. L’uso del linguaggio e in particolar modo la scelta dei titoli per noi diventa spesso uno strumento per innescare dei cortocircuiti di senso. Nel caso di Launching a New Product il titolo è chiaramente ripreso dal mondo del marketing ma viene interpretato alla lettera e il nuovo prodotto scagliato in avanti con una fionda. L’opera si inserisce in una serie di lavori accomunati proprio dalla riproposizione di un semplice gesto di spostamento in avanti, con l’intento di mettere in discussione l’idea di innovazione e progresso inteso come percorso lineare. Ad essere spostati in avanti sono oggetti di qualsiasi genere, fino alla Terra stessa, come nel video Spinning the Planet (2014). L’obiettivo finale di IOCOSE infatti è quello di spostare il mondo in avanti, un oggetto alla volta.

In riferimento alla vostra recente partecipazione alla mostra That’s IT! Sull’ultima generazione di artisti in Italia e a un metro e ottanta dal confine, curata da Lorenzo Balbi per il MAMbo, e dedicata interamente ai giovani artisti, come percepite la situazione della ricerca artistica dell’ultima generazione? Come vi inserite all’interno di quest’ultima, tenendo presente anche il vostro vivere e lavorare a distanza e in contesti così differenti?

La mostra al MAMbo curata da Lorenzo Balbi è un’operazione secondo noi molto interessante sotto tanti punti di vista. Innanzitutto perché è la prima mostra istituzionale in un importante museo italiano dedicata agli artisti della nostra generazione. La mostra è varia, multiforme, anche affollata, ma probabilmente proprio per questo rappresentativa di una generazione. Artisti singoli e gruppi, c’è chi vive in Italia, chi ci ha solo studiato e chi sta stabilmente all’estero, chi si occupa di pittura, chi porta avanti ricerche concettuali e chi si occupa dei temi legati alle nuove tecnologie. In un contesto di questo genere ci siamo sentiti perfettamente in linea con tutti gli altri: noi da sempre viviamo in quattro città diverse in tre Paesi differenti in Europa, lavoriamo a distanza con tutti i vantaggi e le complicazioni che ne conseguono. Veniamo dal mondo della cosiddetta “New media art” ma ci interessa lavorare con temi e forme che riteniamo appartenere ad un mondo dell’arte che possa dirsi effettivamente contemporaneo.

IOCOSE e’ un collettivo di quattro artisti nato nel 2006, la cui ricerca indaga i momenti successivi al fallimento delle narrative teleologiche sugli sviluppi tecnologici e culturali, in relazione sia alle visioni apocalittiche che entusiastiche. IOCOSE crede che a lungo andare sia le narrazioni utopiche che quelle distopiche ci deluderanno, lasciando spazio a realtà molto più varie e triviali. L’attenzione di IOCOSE si focalizza sul momento presente in cui il futuro viene raccontato, e su come questi racconti stiano sempre già fallendo nel momento stesso in cui vengono enunciati. IOCOSE ha esibito i propri lavori in musei, istituzioni, gallerie e festival nazionali e internazionali tra cui: MAMbo (2018), Fotomuseum Winterthur (2017), The Photographers’ Gallery (2016), Biennale di Venezia (2011, 2013), Tate Modern (London, 2011), Science Gallery (Dublin, 2012) Jeu de Paume (Paris, 2011), FACT (Liverpool, 2012), MACRO (Rome, 2012), Transmediale (Berlin, 2013, 2015), Shift festival (Basel, 2010), The Influencers (Barcelona, 2010, 2013), TAJ and SKE gallery (Bangalore, 2014). I suoi lavori sono apparsi in pubblicazioni come Wired, The Creators Project, Flash Art, Neural, Liberation, La Repubblica, Der Spiegel, El Pais, Adbusters, e Vanity Fair.

Cover image: © IOCOSE, Launching a New Product, 2018
video still, installation view della mostra That’s IT! Sull’ultima generazione di artisti in Italia e a un metro e mezzo dal confine, MAMbo, Bologna 2018
Courtesy IOCOSE