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NELA EGGENBERGER

> Metronom: Ricopri il ruolo di Chief Editor per la rivista EIKON – International Magazine for Photography and Media Art. Da storica dell’arte, cosa ti ha spinto ad appassionarti e lavorare in questo settore specifico?

Nela Eggenberger: “Devi essere ossessionato e rimanere ossessionato” – questa citazione di Coach Bob, un personaggio del romanzo di John Irving “The Hotel New Hampshire”, probabilmente può rispondere alla domanda sul perché dopo tanto, ancora lavoro per una rivista d’arte. L’interesse verso questo settore specifico, che a mio parere mancava del contatto diretto sia con gli artisti sia con la scena artistica contemporanea in generale, è in realtà iniziato durante i miei studi a Vienna. A quel tempo l’arte contemporanea era solo un argomento marginale nel curriculum di una storica dell’arte. Tra le attività pratiche, mi mancava anche l’insegnamento, motivo per cui ho intrapreso prima uno stage in quell’ambito. Solo in seguito, durante il mio quarto anno di università, il mio primo lavoro è stato per una rivista d’arte, che ho amato per le molte opportunità: mi ha mostrato come contribuire al discorso teorico anche a livello pratico e, grazie all’etichetta di “giornalista culturale”, ho avuto accesso a quasi tutto e tutti nel mondo dell’arte. Mi ha letteralmente aperto le porte. In più sono testimone di come, dopo settimane di ricerca ed editing, la rivista abbia iniziato a cambiare forma. Lavorare per tale dipartimento editoriale, mi consente anche di interfacciarmi con molti personaggi – che vanno dal giovane artista, entusiasta perché il suo lavoro viene pubblicato per la prima volta, al cliente pubblicitario che ha bisogno di essere corteggiato, all’autore che si arrabbia quando lo correggi troppo spesso. Tutti questi livelli di produzione sono stati molto stimolanti per me … e continuano ancora a esserlo.

> M: Di recente hai dato il via a un progetto molto particolare: “the Europe-wide EIKON Award (45+) for women photographers and media artists aged 45 years and older”. Qual è la ragione di questa scelta, per così dire, controcorrente rispetto al trend di promuovere gli artisti emergenti?

NE: Non volevamo dare il via a un altro premio per giovani artisti, poiché ce ne sono già tantissimi; soprattutto nel settore della fotografia ci sono molte open call e i cosiddetti “fotografi emergenti” sono il target di riferimento. Anche se credo che tanti concorsi non siano realmente di sostegno per i partecipanti. Invece, abbiamo cercato di andare un po’ più in profondità, considerando anche chi viene escluso dal sistema stesso e in proporzione è sottorappresentato – come nel caso delle donne artiste, una volta superata una determinata età. È un dato di fatto che le donne siano sottorappresentate sia nel contesto espositivo sia in termini di mercato, sebbene siano loro in maggioranza a studiare l’arte, rispetto agli uomini; questo perlomeno accade in Austria e in altri paesi europei. È evidente che sia spesso il legame tra donne e figli in crescita che ostacola le madri nel costruire la loro carriera alla stessa velocità degli uomini. Inoltre, quando queste donne arrivano a concludere i loro primi grandi progetti e li vogliono far conoscere, ad esempio partecipando a un premio, le restrizioni di età (il limite è spesso fino ai 40 o anche ai 35 anni) vanificano il loro piano. Perciò, molte donne hanno un evidente svantaggio che non riescono a recuperare. L’EIKON Award (45+) è quindi uno strumento utile per aumentare la consapevolezza di questa iniquità.

> M: EIKON non si limita all’attività editoriale ma contestualmente ha avviato EIKON Schaufenster, un progetto dislocato presso il Museums Quartier di Vienna, dedicato alla fotografia e all’arte digitale, austriaca e internazionale, aperto 12 ore al giorno e ad accesso gratuito. Questa iniziativa si inserisce all’interno di un contesto artistico/istituzionale, quello viennese, abitualmente votato alla diffusione pubblica o il vostro è un caso?

NE: L’ingresso gratuito nei musei pubblici o nelle istituzioni culturali austriache è piuttosto raro. Per questo motivo l’EIKON Schaufenster presso il Q21 / Museums-Quartier Wien è speciale, poiché di fatto si trova all’interno dello spazio pubblico. Anche per questa ragione si è scelto il nome “Schaufenster” (in italiano: “vetrina”). È uno spazio stimolante, a differenza di un “white cube” funziona solo se gli artisti realizzano qualcosa che è specificamente pensato per questa stanza – come la mostra in corso del collettivo 280A. Nel complesso l’Austria, che ha una forte tradizione culturale, è privilegiata, perché rispetto ad altri paesi lo stato stanzia ancora molto denaro per le istituzioni artistiche, in particolare per quelle che sostengono i giovani. Oggi la maggior parte dei musei tiene conto degli artisti emergenti e li coinvolge nel loro programma, anche se l’arte contemporanea non è la loro competenza principale. Oltre al premio precedentemente menzionato, anche la promozione dei giovani artisti attraverso la piattaforma di EIKON è una costante importante del nostro lavoro.

> M: Da editor, quali sono oggi le principali differenze in termini di pubblico, contenuti, tra un giornale e una rivista digitale? Cosa spinge oggi una rivista a scegliere di continuare la pubblicazione cartacea?

Finora ci siamo opposti a una versione digitale di EIKON  e molto probabilmente continueremo a farlo. La produzione di alta qualità (carta, stampa offset, cuciture a filo, disegno grafico..) forma l’identità della rivista e crea una sorta di obbligo e di garanzia che i media digitali non possono ancora fornire e forse mai potranno. Tuttavia, continuiamo a pensare che una combinazione tra formato digitale e stampa sia utile – soprattutto nel caso dei Media Arts, dal momento che questi non possono essere adeguatamente presentati in formato cartaceo. Generalmente tutti noi come editori dovremmo riflettere sui i singoli contenuti e sui singoli media. A mio avviso, interviste e testi, che sono consumati in tempi relativamente brevi, funzionano abbastanza bene anche se letti online: questi contributi possono raggiungere un pubblico maggiore, il che ha senso perché queste forme di testo normalmente si rivolgono a un pubblico più generico. Ma la domanda è: per quanto tempo il lettore si focalizzerà su questo contenuto prima di passare alla pagina successiva? Diversamente, credo che la maggior parte delle persone si rifiuterebbe di leggere testi accademici o piuttosto teorici, incluse le note a piè di pagina, su uno schermo. Questo stesso pubblico, inoltre, leggendo tale tipologia di testi, conserverà sicuramente la copia fisica, forse anche per anni. Detto ciò, credo che le questioni sulla distribuzione dei contenuti, online e di stampa, siano troppo complesse per poter rispondere facilmente. Ed è anche forse un tentativo vano provare a fare paragoni.

Nela Eggenberger ha studiato storia dell’arte all’Università di Vienna. Dal 2013 è capo redattore di EIKON – International Magazine for Photography and Media Art. In precedenza ha lavorato per istituzioni artistiche come MUMOK, WestLicht e la rivista Frame. the state of the art. In occasione del 25 ° anniversario di EIKON, ha pubblicato 5 x 5. Photo Tracks (2016). Ha inoltre curato numerose mostre per KÜNSTLERHAUS 1050 (2018), KUNST HAUS WIEN (2015), BAWAG PSK Contemporary (2013).

https://www.eikon.at/