Tre domande a Luca Panaro

Come ti rapporti con gli artisti della tua generazione?
C’è un rapporto di reciproco scambio. Ci si confronta, a volte ci si scontra. In ogni caso è importante mantenere aperto il dialogo. Credo sia fondamentale per costruire una collaborazione duratura.

 

Quali strumenti hai a disposizione per promuovere l’opera di un autore emergente?
Se parliamo di giovanissimi le opportunità sono molte. E’ ormai relativamente facile allestire una mostra presso spazi privati.
Quando invece l’asticella delle aspettative si alza, allora bisogna impegnarsi per offrire all’autore emergente un’adeguata visibilità, su riviste specializzate e all’interno di mostre istituzionali, mettendo a confronto la loro opera con quella di artisti più maturi.

 

Ci sono linee di ricerca che interessano maggiormente la critica in Italia? Le condividi?
Sono tutti occupati a guardare quello che gli artisti hanno fatto ieri, raramente a quello che stanno facendo oggi. Questo accade per i nomi ormai storicizzati, ma ancora attivissimi, dei quali si ricordano solamente le opere degli anni Settanta-Ottanta.
Per gli autori più giovani, invece, pare esserci una chance solo quando ricalcano esperienze nazionali ormai anacronistiche, oppure quando scimmiottano la fotografia tedesca e statunitense, ma degli anni Novanta. Siamo nel 2013 e nessuno se ne è accorto.