BATE E FINCA PÉ | THALES POMB

Il lavoro di Thales Pomb (1989, vive e lavora a San Paolo, Brasile) indaga la nascita e la costruzione dell’immagine pittorica, muovendosi tra paesaggi vissuti e territori immaginati, in uno spazio in cui reale e possibile coesistono e si compenetrano. Una cifra distintiva della sua pratica è l’uso di una luce crepuscolare e di un’atmosfera sospesa, quasi onirica. In questo modo, l’immagine non si impone immediatamente allo sguardo, ma si offre in modo graduale, invitando lo spettatore a un tempo di osservazione lento, con molteplici possibilità di lettura e scoperta.
Nell’opera Bate e finca pé, l’artista segna un ritorno significativo alla ceramica, materiale che, negli ultimi anni, aveva impiegato solo sporadicamente. Pur mantenendo centrale il linguaggio pittorico, Pomb lo fonde qui con una dimensione scultorea, conferendo all’opera una qualità tridimensionale che amplifica il rapporto tra immagine e superficie. La pittura non è più soltanto rappresentazione, ma diventa presenza materica, spazio da attraversare con lo sguardo.
La forma che emerge è quella di un busto, concepito come una sorta di soglia o apertura: una finestra che si affaccia su un paesaggio interiore. All’altezza delle spalle e del collo si estende una porzione di terra, costruita attraverso tonalità di verdi e bruni, che evocano una dimensione naturale e tangibile. Salendo verso la testa, lo spazio si apre progressivamente a un cielo ampio e profondo, che si intensifica nel colore ed è punteggiato da stelle bianche in ceramica, elementi che emergono dalla superficie e accentuano la profondità dell’immagine. Il riferimento è alla savana del Cerrado brasiliano, non tanto come citazione iconografica diretta, quanto come matrice sensibile: una memoria di luce, colore e atmosfera.
Il titolo dell’opera è ripreso dalla canzone Azul di Gal Costa, in cui l’espressione “bate e finca pé” ricorre come un invito di presenza e resistenza. Pomb ne rielabora il significato, trasformandolo in un’immagine di equilibrio: essere radicati, con i piedi ben saldi a terra, ma al tempo stesso mantenere la capacità di elevarsi, di lasciarsi trasportare dall’immaginazione o di perdersi nei meandri della memoria. Un inno, dunque, a una condizione di apertura, in cui concretezza e visione convivono senza escludersi, alimentando uno spazio di continua possibilità.

Thales Pomb, Bate e finca pé, 2025
pittura ad olio su ceramica, 24 x 20,5 x 1 cm
Foto: Filipe Berndt

18/04/26

bateefincape_2 Grande