Robin Lopvet (1990) è un artista francese che utilizza il collage e l’alterazione dell’immagine come strumenti principali della propria ricerca visiva. Attraverso la scomposizione e la ricombinazione di elementi iconografici, Lopvet genera immagini surreali, ironiche e talvolta grottesche, capaci di mettere in discussione la percezione del sé e della realtà contemporanea. Il suo lavoro si muove lungo una linea sottile che separa il familiare dall’inquietante, invitando lo spettatore a confrontarsi con immagini che destabilizzano ciò che appare rassicurante.
D.O.G.S è l’acronimo di Dangerous Objects Flying in the Sky (Oggetti pericolosi che volano nel cielo) e rappresenta un progetto tanto visivo quanto concettuale, in cui anche il linguaggio gioca un ruolo centrale. Attraverso il collage digitale, Lopvet trasforma le teste di cani di razze differenti in nuvole minacciose, tempeste e cataclismi sospesi nel cielo. L’animale domestico, simbolo per eccellenza di affetto e fedeltà, viene così trasfigurato in una presenza che genera tensione.
Nell’opera appartenente alla serie, la testa di quello che appare come un maltese bianco è collocata alla base di una nuvola a fungo, chiaro riferimento all’esplosione nucleare. Il muso dall’espressione tenera si pone in netto contrasto con la saturazione cromatica e con la drammaticità dello scenario rappresentato. È proprio questa la chiave di lettura del progetto: soprappore due dimensioni apparentemente inconciliabili.
Lopvet pone questi elementi sullo stesso piano, creando immagini contraddittorie che suscitano inizialmente simpatia o ironia, per poi lasciare spazio a una riflessione più profonda sul rapporto tra uomo, natura e rappresentazione visiva del pericolo.
Anche la genesi della serie assume un valore fortemente riflessivo. La prima immagine di D.O.G.S, inizialmente pubblicata sui social media, ha conosciuto una rapida diffusione virale, fino a essere riprodotta senza autorizzazione su siti di e-commerce e stampata su oggetti destinati alla vendita. Così come le catastrofi naturali a cui l’artista fa riferimento si abbattono improvvisamente sull’ambiente, anche l’immagine ha acquisito una propria autonomia, sfuggendo inesorabilmente al controllo del suo autore.
Per riappropriarsi del proprio diritto d’autore, Lopvet ha deciso di acquistare quei prodotti derivati, firmarli e successivamente esporli. In questo gesto, l’atto stesso diventa opera: un’azione che riflette sulle dinamiche di appropriazione, circolazione e mercificazione delle immagini nell’era digitale, trasformando una violazione in un’estensione concettuale del progetto artistico.
Dalla serie D.O.G.S., 2019.
Courtesy Robin Lopvet
31/01/26