Uno sfondo bianco e il profilo di una persona realizzato con pittura nera. La figura appare solo abbozzata, ridotta a una sagoma essenziale: indossa un vestito ma non possiede un volto, che è appena contornato, come se l’individuo portasse un cappuccio capace di annullarne le fattezze. È questa l’immagine che Silvia Bächli (1956), artista visiva e fotografa svizzera, ci restituisce attraverso un’essenzialità solo apparente. Il disegno appartiene a una serie di trentatré opere realizzate a guazzo su carta. La purezza del bianco e la nitidezza delle linee catapultano l’opera in una dimensione sospesa, quasi incontaminata, dove regnano silenzio e sottrazione.
Il titolo della serie, Das (Questo), è al tempo stesso esplicativo e generativo: indica ciò che abbiamo davanti agli occhi, ma allo stesso tempo apre alla possibilità che “questo” si trasformi, diventi altro, si evolva oltre il proprio limite visivo. La parola “Das” richiama un frammento della poetessa danese Inger Christensen:
«Questo. Questo è stato. Ora è cominciato. È. Persiste. Si muove. Avanti. Diventa. Diventa questo, questo e questo. Va ancora più avanti. Diventa altro. Diventa di più. Combina altro con di più e diventa costantemente altro e di più.»
– Inger Christensen, det
Ripartendo da questo passo si può cogliere in modo più chiaro l’intento di Bächli. L’artista impiega forme semplici, intellegibili, che suggeriscono più di quanto rivelino. Ciò che vediamo è un “questo” momentaneo: un punto di partenza per osservazioni, proiezioni, interpretazioni. L’immagine è fissata sulla carta solo per convenzione, ma dietro l’apparente immobilità vibra la tensione verso una continua metamorfosi, l’intento di svincolarsi dal supporto e assumere nuove forme.
La serie Das di Silvia Bächli mostra come il minimalismo possa rivelarsi un linguaggio potente, capace non di ridurre ma di ampliare il senso. Nel gesto essenziale dell’artista c’è la volontà di restituire all’immagine uno spazio di libertà, sottraendola ad una univoca definizione. In questo modo ogni contorno diventa una soglia e ogni figura un processo aperto “Questo” non è mai solo ciò che è, ma ciò che può ancora diventare.
Das (to Inger Christensen), 1 parte di un gruppo di 33, guazzo su carta, 44x31cm, 2008.
Courtesy Kunstmuseum St.Gallen, Raffaella Cortese Milano, Peter Freeman Inc. New York.
06/12/25