EAST COKER | PETER CHRISTIAN JOHNSON

Strutture che collassano su sé stesse, ingranaggi corrosi, oggetti dai quali sembrano fuoriuscire secrezioni: sono alcune delle immagini che definiscono la pratica di Peter Christian Johnson, artista e scultore ceramico che indaga la materia nel momento della sua crisi. Il suo lavoro ruota attorno ai temi della creazione e della distruzione, intese non come opposti, ma come fasi complementari di uno stesso processo. Le sue architetture in porcellana, costruite a partire da modelli progettuali rigorosi, rendono visibile tanto l’atto della produzione quanto quello del cedimento. Le superfici si incurvano, le griglie si deformano, le strutture sembrano sciogliersi sotto una forza invisibile, come se fossero colte nell’istante esatto in cui la solidità viene a mancare. Il materiale, tradizionalmente associato alla durezza e alla permanenza, appare invece morbido, vulnerabile, quasi organico, riflettendo una tensione profondamente umana.
East Coker raffigura un reticolato architettonico bianco nell’atto di sciogliersi. La struttura è ricoperta da uno smalto giallo che penetra tra le maglie e cola verso il basso, insinuandosi come una sostanza corrosiva. La rigidità dell’impianto geometrico viene compromessa: ciò che nasce come sistema ordinato si trasforma in organismo malleabile e instabile. La scultura riflette una condizione di precarietà dalla quale emerge una dimensione intima e quasi emotiva. L’oggetto inorganico pare animarsi, assumere una vulnerabilità che suscita empatia; lo spettatore è portato a riconoscere in quel cedimento qualcosa di familiare. L’opera appartiene alla serie Poise, in cui l’artista mette in dialogo lavoro, bellezza e decadimento. Le strutture richiamano porzioni di cattedrali storiche: navate, piante, sistemi di archi e contrafforti vengono isolati e tradotti in reticolati essenziali. Tuttavia, la raffinatezza architettonica viene destabilizzata dal peso dello smalto, il calore della cottura e l’azione del tempo. Tempo, inteso come forza inesorabile di trasformazione, agisce sulle forme fino a incrinarne l’ordine. Il dato che emerge non è più quello della stabilità o della potenza costruttiva, ma quello della fragilità. In questo processo si traduce la chiave del lavoro: la bellezza non coincide con l’integrità, ma può manifestarsi proprio nel momento della rottura. Le architetture di Johnson, nel loro collasso diventano così metafore della condizione umana, sospesa tra aspirazione alla perfezione e inevitabile vulnerabilità.

Peter Christian Johnson, East Coker, 41x71x36cm, porcellana, 2016 (immagine dell’artista)

18/02/2026

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