La pratica sperimentale della fotografa argentina Inés Vidart mette in luce le peculiari possibilità della stampa fotografica, estendendosi oltre i supporti convenzionali tradizionalmente impiegati. Provenendo da un percorso nel design editoriale, in cui lavorava prevalentemente con immagini digitali, l’artista ha avvertito la necessità di confrontarsi con il processo analogico. In questo senso, la materialità dell’immagine assume un ruolo fondamentale, diventando parte integrante del processo visivo. La materia che veicola l’immagine si trasforma essa stessa in un mezzo comunicativo, capace di raccontare tanto quanto il contenuto visivo.
In questo contesto si inserisce Fibra Abierta, una serie di fotografie realizzate sia in analogico sia in digitale nelle campagne di Córdoba, in Argentina, che ritraggono la flora e la fauna locali: campi coltivati, cavalli e mucche che li abitano. Ciò che contraddistingue e rende davvero unica la serie è il supporto scelto per la stampa: tovaglioli di carta. La fibrosità e le trame del materiale attraversano l’immagine, diventandone parte integrante e contribuendo alla sua costruzione visiva. In una delle fotografie della serie è ritratto in primo piano un cavallo sdraiato sull’erba, mentre sullo sfondo altri cavalli brucano nel prato. I colori accesi del verde della vegetazione e del bruno del manto degli animali risaltano in forte contrasto con il bianco della carta. Si crea così una sorta di cornice naturale attorno all’immagine che, da un lato, ne enfatizza la visione e, dall’altro, ne attenua i confini, grazie alle trame della carta che attraversano senza soluzione di continuità sia il supporto sia la fotografia.
L’impiego di un materiale di uso quotidiano non è casuale: la ricerca dell’artista prende avvio proprio da questa scelta. Il tovagliolo di carta, materiale per definizione delicato e deperibile, diventa il supporto di una stampa fotografica, trasformandosi in qualcosa di idealmente resistente e duraturo ai fini della conservazione dell’immagine.
L’artista sfida così le convenzioni della fotografia e del supporto stesso, aprendo una riflessione sulla preservazione di momenti e ricordi, nonché sulle modalità della loro trasmissione. Le opere di Vidart ricalcano il processo di deterioramento della memoria, intesa non come un archivio immutabile, ma come una costruzione dinamica e fragile, continuamente soggetta a trasformazioni scandite dal passare del tempo.
© Inés Vidart, Fibra Abierta, 2026
Fotografie 35 mm e digitali, stampa inkjet su tovagliolo di carta, 18×18cm.
15/07/26