GRASS BABIES, MOON BABIES | EI ARAKAWA-NASH

L’arte performativa di Ei Arakawa-Nash (Fukushima, 1977) si fonda sulla partecipazione attiva del pubblico, chiamato a entrare in relazione diretta con oggetti, installazioni e scenografie. In questo processo, ciò che entra realmente in gioco è il bagaglio di esperienze di ciascun visitatore, che si intreccia con la vicenda biografica dell’artista e con la dimensione narrativa del progetto, dando vita a un’esperienza condivisa e in continua trasformazione.
Grass Babies, Moon Babies nasce dal desiderio di raccontare una storia intima e personale e, attraverso il potere comunicativo dell’arte, trasformarla in una riflessione collettiva. L’installazione prende forma a partire dall’esperienza dell’artista come genitore e invita i visitatori ad entrare simbolicamente in questo universo domestico e affettivo. Il pubblico è infatti chiamato a interagire con bambolotti raffiguranti bambini di quattro mesi: può prenderli in braccio, cullarli, cambiare loro il pannolino e prendersene cura, sperimentando in prima persona i gesti quotidiani della genitorialità. Su ciascun pannolino è applicato un QR code che rimanda a una poesia, generata appositamente per quel bambino e legata alla data del suo fittizio compleanno. Ogni data è stata scelta in relazione a eventi storici e culturali significativi del Novecento, con particolare riferimento al Giappone, agli Stati Uniti e, più in generale, al contesto asiatico. Questi riferimenti trovano ulteriore sviluppo nei monitor disseminati all’interno dell’installazione, che trasmettono film storici e contemporanei capaci di analizzare, mettere in discussione e reinterpretare l’identità giapponese.
I bambini, riconoscibili per le tutine colorate e gli occhiali da sole, osservano questi schermi, in una metafora del processo di apprendimento e di formazione che caratterizza i primi anni di vita. L’opera suggerisce così una riflessione sul ruolo che i mezzi di comunicazione e le immagini esercitano nella costruzione dell’identità delle nuove generazioni, evidenziando il modo in cui memoria storica, cultura e media contribuiscono a plasmare la loro visione del mondo. Attraverso questa esperienza partecipativa, Arakawa-Nash invita infine a interrogarsi sul significato della cura e della responsabilità genitoriale, mettendo in scena il naturale rapporto di dipendenza che lega figli e genitori. L’atto stesso di prendersi cura dei bambolotti diventa così un gesto simbolico che coinvolge il visitatore non solo sul piano fisico, ma anche su quello emotivo ed etico, trasformando una vicenda privata in una riflessione universale sul crescere, educare e tramandare memoria.

L’installazione è presentata alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia (2026), all’interno del Padiglione del Giappone ai Giardini, nel contesto della mostra Grass Babies, Moon Babies, curata da Lisa Horikawa, Mizuki Takahashi.

61 Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia
In Minor Keys
A cura di Koyo Kouoh
dal 9 maggio al 22 novembre 2026
Pavilion of Japan, Grass Babies, Moon Babies
Photo by: Luca Zambelli Bais
Courtesy: La Biennale di Venezia

12/08/26

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