Nella ricerca artistica di Jingyi Li (1999, Pechino, Cina; vive e lavora a Londra) il materiale impiegato per la realizzazione delle opere assume un ruolo centrale e strutturante, spesso privilegiando l’impiego di tessuti e ricami.
Partendo dalla propria esperienza biografica, dell’essere una donna nata in Cina, utilizza il pizzo e il merletto come elementi simbolici per identificare e riflettere sulla condizione femminile, da un punto di vista sia storico e sociale, che personale. Il gesto di realizzare fisicamente questi oggetti, che poi si integrano e compiono in opere in forma di installazioni o sculture, tratti dallo scenario domestico e quotidiano, come posate, sedie e centrini, conferisce loro una dimensione intima e privata, che si coniuga con la raffinatezza e la delicatezza materica.
Nell’opera Obedient Objects – Chair, una sedia in vimini dai profili in legno è collocata all’angolo di due pareti, muri che mostrano palesi tracce del passaggio del tempo. Sulla sedia, anche questa di foggia retrò, in corrispondenza di squarci e buchi presenti sulla seduta e sullo schienale sono stati cuciti porzioni di merletto, che riprendono la trama ad intreccio dei vimini. Un rammendo volto a ripristinare un vecchio oggetto usurato, metafora di un intervento di recupero della memoria collettiva, tramite l’arte del cucito e del ricamo, abilità tramandate di generazione e generazione alle componenti femminili delle famiglie o comunità, oggi sul rischio dell’oblio.
La disposizione stessa della sedia rafforza la rappresentazione simbolica di una marginalità, quella femminile: relegata in un angolo, richiama la condizione di invisibilità e subordinazione che ha caratterizzato – e spesso oggi tutt’ora caratterizza- il ruolo della donna nei contesti sociali e famigliari. L’oggetto diviene così metafora di una presenza silenziosa ma imprescindibile, di un lavoro paziente e minuzioso spesso dato per scontato e privo di riconoscimento.
L’origine dell’opera affonda in un’esperienza personale dell’artista. Durante una visita al Museo del Merletto di Venezia, Li racconta di essere rimasta profondamente colpita da alcune fotografie d’archivio raffiguranti lavoratrici sedute su semplici sedie di legno, intente a realizzare merletti. In quelle immagini, la ripetitività del gesto e la postura raccolta delle donne rivelavano una dimensione di dedizione e concentrazione. Da questa suggestione nasce la centralità della sedia nell’opera: essa diventa emblema del lavoro delle donne, luogo fisico e simbolico di una pratica quotidiana e silenziosa. Il pizzo, a sua volta, si trasforma in narrazione visiva dell’universo femminile.
© Jingyi Li, Obedient Objects-Chair, 2025
04/03/26