Ciò che contraddistingue la pratica pittorica di Martin Lukac è la reiterazione del motivo, inteso sia in senso figurativo, come personaggi, simboli o configurazioni ricorrenti, sia in senso formale, attraverso l’uso di colori accesi e un disegno volutamente approssimativo. La ripetizione non è mai puramente decorativa, ma diventa uno strumento di indagine: Lukac insiste su una stessa immagine fino a esaurirne le possibilità, mettendo in discussione l’idea di unicità del gesto pittorico.
Con l’opera Rat Race, l’artista introduce per la prima volta il motivo del ratto/topo, destinato a diventare ricorrente nella sua produzione. La composizione presenta una sequenza di topi stilizzati di colore giallo, disposti uno dietro l’altro; del primo si intravede soltanto la coda, come se la fila proseguisse oltre i limiti della tela. Lo sfondo rosso intenso amplifica la presenza delle figure, facendole emergere con forza e contribuendo a creare una tensione visiva immediata.
Il tratto e la stesura del colore appaiono sintetici ed essenziali, quasi infantili, richiamando un’estetica spontanea e non rifinita. Questa scelta non è casuale, ma affonda le radici in un ricordo d’infanzia: durante gli anni della scuola elementare, Lukac racconta di aver gareggiato con un compagno nel ridisegnare, nel minor tempo possibile, la figura di un piccolo topo stampato sulla copertina dei quaderni. Questo episodio rappresenta uno dei primi momenti in cui si è confrontato con il disegno e con l’atto creativo.
Il motivo del topo si carica inoltre di riferimenti alla cultura visiva popolare, in particolare al personaggio di Master Splinter delle Teenage Mutant Ninja Turtles, contribuendo a costruire quell’universo iconografico ibrido, tra memoria personale e immaginario collettivo, che caratterizza l’opera di Lukac. Nel tempo, questa figura assume quasi il ruolo di alter ego dell’artista, un segno identitario capace di attraversare e unificare diverse fasi della sua ricerca.
In Rat Race, tuttavia, il motivo assume anche una valenza apertamente metaforica. L’espressione “rat race” rimanda infatti alla frenesia della vita contemporanea, dominata da competizione, produttività e ricerca incessante di successo e denaro. I topi, disposti in una sequenza potenzialmente infinita, evocano un movimento continuo e meccanico. La loro natura associata alla sopravvivenza e all’adattamento diventa così uno specchio della condizione umana all’interno del sistema capitalistico, trasformando l’immagine in una riflessione critica sulle dinamiche sociali contemporanee.
Martin Lukac, Rat Race, 2020
Olio su tela, 300×200 cm
Courtesy of Martin Lukac, collezione privata.
21/03/2026