La ricerca pittorica di Giuditta Branconi si propone deliberatamente come una sfida per la risoluzione di un enigma, una sfida che invece di risolversi, intuita la chiave di accesso, si apre e si avvolge, in una spirale di possibilità, di segni e di significati. Ciò che si legge in piccoli caratteri nella grande opera ambientale Se seguissi le molliche di pane (non torneresti qui mai più) sintetizza e conclude questo percorso, quasi una rete neurale dell’arte visiva.
Quali sono le molliche di pane che Branconi ci offre? Come da cifra stilistica sono un mix di simboli e forme, di elemento materiale e dimensione percettiva, che mettono sotto scacco la definizione, per non dire il ruolo, dell’opera.
Branconi non è nuova all’eccesso di virtuosismo, strumento tanto versatile quanto affilato nella lotta (o guerra) contro le convenzioni: le molliche di pane, elemento tanto comune quanto simbolico, sono indizi e rappresentazioni al tempo stesso.
Come una lanterna magica, un gioco di ombre cinesi, animali fiabeschi spuntano da parole o grafemi, in una mescolanza di lingue e di caratteri. Si può stare fisicamente dentro le cose – della vita, della storia personale o collettiva- o guardare dall’esterno, spettatori non meno ingaggiati.
L’opera è realizzata in occasione del ciclo di lavori che compongono la mostra Cannon Fodder titolo che solleva un fondante interrogativo: siamo noi spettatori i ‘corpi sacrificabili’? O sono gli elementi simbolici costruiti e tramandati e che oggi sembrano sfuggire al controllo, usati o meglio sfruttati per relegarci a un ruolo da comprimari della storia e della cultura? Due lati della stessa domanda, o meglio, della stessa tela.
I conigli (di Alice), i pettirossi (un sogno disneyano), i fiocchi, i petali di fiori … sono solo alcuni degli elementi che invece di emergere, uscire dal gioco dei tanti strati di pittura, ci appaiono rarefatti, quasi solo abbozzati. Tra estratti di fumetti o testi di canzoni, la figura umana, di spalle o di profilo, è immobile quando non schiacciata al suolo.
La pittura a olio su lino, i colori rassicuranti del giallo, arancione, rosa e azzurro in gradazioni più o meno intense ci invitano a entrare in questo paesaggio che ci intriga per i toni fiabeschi e che, come nelle migliori fiabe, rivela ben presto il suo lato oscuro.
Seguire o non seguire le molliche di pane, si può leggere come una traslazione del dubbio amletico, con un sotteso invito all’azione, a noi tentare la scalata della montagna nella consapevolezza che decifrare il presente è un ossimoro, la nostra possibilità e responsabilità, non meno oscura, quella di viverlo.
Giuditta Branconi
Cannon Fodder
Collezione Maramotti
Fino al 26 luglio 2026
Giuditta Branconi, Cannon Fodder, exhibition view
Collezione Maramotti, Reggio Emilia
© Giuditta Branconi
Courtesy l’artista; L.U.P.O Gallery, Milan
Ph. Dario Lasagni

Giuditta Branconi, Cannon Fodder, veduta della mostra
Collezione Maramotti, Reggio Emilia
© Giuditta Branconi
Courtesy l’artista; L.U.P.O Gallery, Milan
Ph. Dario Lasagni
14/03/26