“Le immagini sono ridondanti. Mi sto rendendo parte di quella ridondanza”.
Roe Ethridge (Atlanta, US, 1969) si dichiara senza trucchi e senza inganni. Formatosi nel momento storico in cui la fotografia era dominata dalla scuola di Dusserldorf inizia a lavorare con un approccio sistematico, coerente con la cultura dell’ambiente in cui vive e studia. L’esperienza e la pratica lo portano però a distaccarsi da una logica osservativa per immergersi, o quasi farsi trascinare, in una logica iperattiva e iper produttiva, che compensa con serie di fotografie numericamente limitate. Come la piccola pubblicazione, quarta in ordine di uscita per NoteNote, Shells.
Le conchiglie sono l’ossessione e il pretesto per ribadire con coerenza una pratica mai esaurita di ricerca e di stimolo, che condisce con umorismo e ironia raffinati. Sempre legato a episodi e ricordi più o meno latenti della propria infanzia, Ethridge compie un viaggio della memoria nella casa in Florida dove trascorre parte della giovinezza, affacciata sull’Oceano Atlantico. La conchiglia è l’ennesimo pretesto per invitare a un viaggio personale, tra cliché della cultura pop e libere citazioni dalla storia dell’arte, mescolando e interpretando liberamente ritratto e still life.
L’ostrica diventa un pesce dall’occhio – letteralmente- vitreo, una pancia da pallina da golf e una monodose salvietta rinfrescante per pinna; l’astice trionfa, letteralmente, su una alzatina che offre una articolata e studiata composizione di crostacei in ambientazione da tavola rinascimentale, o una piccola comune chiocciola è elemento per costruire una cornice alla -vedo non vedo sovrappongo- di libera ispirazione surrealista.
Si fa presto a dire conchiglia, oggetto seducente e multiforme: casa, contenitore, ricordo, lascito, scheletro… è per Ethridge una maschera, un modo per nascondere ma non per celare, per togliere alla vista, quanto anzi per lasciare libero il processo del pensiero e della memoria e quindi delle immagini.
Comune o preziosa, la conchiglia è il veicolo perfetto per mettere in scena il costante movimento, più propriamente il fluire, del mondo che ci circonda e il rappresentare una piccola ma simbolica porzione della sua natura ipercinetica e polimorfa. Il lavoro di Ethridge non separa gli ambiti di circolazione delle fotografie e delle immagini, che sia un prodotto editoriale in forma di libro, una sequenza per un lavoro commerciale la ‘voce’ è la medesima, un interrogare e interrogarsi con la consapevolezza che, parafrasando lo stesso autore, prima o poi tutto finisce pubblicato su una rivista. Lungi dall’essere una considerazione di valore o di merito, ci racconta come l’autorialità, già dagli anni ’80 è parte di un processo di consapevolezza tecnica, teorica e formale ma soprattutto di un sistema, quello della produzione e creazione delle immagini, autopoietico.
SHELLS, Roe Ethridge
Pubblicato da Note Note Editions
56 pagine, 49 fotografie a colori
21 cm × 25,5 cm
Brossura con sovracopertina fustellata
Edizione di 1200 copie
ISBN 978-2-493467-08-9
Designed by Studio Mathieu Meyer
31/12/25