Simon Fujiwara (1982, Londra) impiega scultura, video e performance per creare ambienti e dispositivi che riflettono la fluidità e la complessità dell’identità individuale, così come il suo rapporto con la dimensione collettiva. Il suo lavoro affronta le contraddizioni e le ambiguità della società contemporanea, mantenendo uno sguardo ironico e ludico, come meccanismo accessibile per innescare riflessioni.
Nell’opera SS Delirium, una gigantesca piovra attacca un vascello sul quale sono disposte celebri sculture: lo Schiavo morente e il David di Michelangelo Buonarroti, e il Galata morente attribuito a Epigono. Queste figure, insieme ad altri elementi simbolici, come il cigno disposto sulla prua, richiamano ideali di bellezza, virilità ed erotismo che, nel tempo, sono stati oggetto di intensi processi di mercificazione e sessualizzazione. Questo tema è ulteriormente rafforzato dalle immagini sulle vele, dove compaiono campagne pubblicitarie contemporanee che promuovono la libertà di orientamento sessuale, trasformandola al contempo in un prodotto consumabile.
I tentacoli della piovra, che avvolgono l’imbarcazione e la trascinano verso il fondo, si riflettono anche nelle gambe del tavolo che sostiene la scultura, diventando parte integrante dell’opera. La composizione può essere letta come metafora di un sistema capitalista e mediatico che ingloba, ridefinisce e minaccia la libertà individuale, trasformando valori e identità in oggetti di scambio. Il bianco dominante della scultura è interrotto da dettagli arcobaleno, chiaro riferimento visivo, ormai fortemente mediatizzato, alla comunità LGBTQ+.
Attualmente, l’opera è esposta al Mudam Luxembourg – Musée d’Art Moderne Grand-Duc Jean, nell’ambito della mostra Simon Fujiwara: A Whole New World, un percorso espositivo che si sviluppa come un viaggio attraverso mondi immaginari e personali dell’artista, capaci però di riflettere anche dinamiche collettive. Lo spettatore è così invitato a entrare nell’universo di Fujiwara, dove una visione intima e soggettiva della realtà si intreccia con una riflessione sulla mercificazione dell’identità, dell’intrattenimento e della pubblicità nell’era dei media.
Simon Fujiwara, SS Delirium, 2020
82 x 170 x 220 cm
2024 Courtesy l’artista; Kiasma Museum of Contemporary Art, Helsinki; Gió Marconi, Milano; TARO NASU, Tokyo; Dvir Gallery, Paris, Tel Aviv, Brussels; Esther Schipper, Berlin/Paris/Seoul
Photo: Andrea Rossetti
22/04/26