Attraverso i suoi dipinti, Fabian Jean (1967) affronta il tema della natura morta, rielaborandolo come un memento mori in chiave contemporanea. La sua ricerca riflette sulla società umana, sulle sue convinzioni e sui suoi codici culturali, suggerendo che sia proprio la cultura, più che la natura, l’elemento finito e transitorio. Questo nucleo concettuale rimane costante nella sua pratica; ciò che muta, di volta in volta, sono gli oggetti attraverso cui l’artista veicola tale riflessione.
Jean attinge tanto al repertorio iconografico tradizionale della vanitas come fiori, conchiglie, teschi, farfalle, quanto a elementi estranei a questo contesto storico, come torte di compleanno o forme di formaggio, oggetti legati all’immaginario quotidiano e ai costrutti contemporanei.
Questi elementi, che non appartengono al campo semantico consueto della natura morta, la attualizzano.
Spesso, inoltre, compaiono animali vivi, uccelli, lepri, volpi, cavalli, colti in un movimento improvviso, come se stessero per spiccare un balzo. In questi casi, la natura morta sembra animarsi, contraddicendo la propria definizione e trasformandosi in una scena vitale e dinamica.
Still Life with Mushrooms presenta, appunto, una natura morta insolita, non solo per l’uso di colori accesi, lontani dalle tonalità scure e brune della tradizione seicentesca, ma anche per la scelta iconografica. Al centro della composizione troneggia una struttura conica di macaron, attorno alla quale svolazzano farfalle, fiori e nastri colorati. Sul tavolo sono disposti piatti e tazzine di ceramica, mentre la presenza dei funghi, sia reali sia nella forma di un elemento artificiale, simile a un cartonato raffigurante un fungo dal cappello rosso e bianco, introduce un ulteriore livello di ambiguità tra naturale e artificiale, vero e rappresentato.
L’intera composizione, più che evocare un memento mori inteso come meditazione sulla caducità della vita e sullo scorrere del tempo, sembra piuttosto celebrare l’esistenza, assumendo i tratti di un inno visivo alla vitalità e all’abbondanza. A ricondurre tuttavia l’opera nell’alveo della vanitas è la presenza di un teschio trasparente, la cui resa pittorica restituisce una materialità simile al vetro o al cristallo: fragile, luminosa, effimera.
La scena non è ambientata in uno spazio chiuso, ma si svolge all’aperto, immersa in un paesaggio verde, con montagne sullo sfondo e un cielo terso e limpido. Questo contesto naturale rafforza il contrasto tra la vitalità del mondo naturale e la precarietà delle costruzioni umane, confermando ancora una volta la riflessione centrale dell’artista.
Fabian Jean, Still Life with Mushrooms, 2023
28″ x 22″
Olio su tela
04/02/26