Con l’opera Tajëëw, ja tsa’any, Octavio Aguilar compie un atto di riscoperta e riconnessione con le proprie origini, rendendo omaggio al territorio in cui è nato: Oaxaca, in Messico. Il titolo dell’opera è in lingua mixe (o ayuk), l’idioma parlato dall’artista stesso e appartenente alla comunità Ayuuk, da cui discende. “Tajëëw” è il nome di uno degli antenati mitici della cultura Ayuuk, e la scelta di utilizzare la lingua nativa per il titolo rappresenta un atto politico e simbolico di resistenza culturale, nonché un ulteriore omaggio alla sua comunità di appartenenza.
Il progetto nasce da un lungo percorso di ricerca genealogica e memoria collettiva, condotto attraverso il dialogo con la nonna dell’artista e con gli abitanti della regione. In questo processo, Aguilar ricostruisce la propria storia familiare e, parallelamente, quella del suo popolo. L’opera si configura quindi come un dispositivo di trasmissione culturale e affermazione identitaria: un lavoro che unisce testimonianza, immaginazione e rappresentazione. Aguilar mette in scena alcuni amici, che posano nei panni di Tajëëw e Kontoy, figure ancestrali della cultura Ayuuk. In particolare, Tajëëw viene rappresentato come un personaggio mitologico, potente e ieratico, che regge in mano dei fulmini, evocando la figura di una divinità primordiale. L’estetica dell’opera si ispira profondamente ai codici visivi tradizionali: sullo sfondo, un paesaggio disegnato a mano raffigura un campo di mais incorniciato da montagne, simboli centrali nella cosmogonia indigena. In questo contesto, la fotografia viene utilizzata non solo come mezzo artistico, ma come strumento di testimonianza culturale. Aguilar integra linguaggi visivi e pratiche narrative proprie della sua comunità, trasformandosi egli stesso in veicolo attivo del messaggio. Le sue opere raccolgono testimonianze orali e materiali, le rielaborano visivamente e le restituiscono in forma artistica, diventando così portatrici di un valore culturale, politico e simbolico profondo.
Dal disegno alla pittura, dalla fotografia alla scultura, fino all’installazione e alla performance, il lavoro di Octavio Aguilar (1986, Oaxaca, Messico) si muove attraverso molteplici linguaggi espressivi, intrecciando pratiche artistiche e riflessioni politiche. Al centro della sua ricerca si trova una critica profonda alle politiche rappresentative occidentali, spesso incapaci di cogliere e restituire la complessità e la pluralità delle altre culture. Aguilar si fa portavoce di una visione dell’arte, che pone al centro la memoria, la tradizione orale e l’identità indigena.
L’articolo si inserisce nel focus che Generazione Critica dedica, nel mese di agosto, al festival Les Rencontres de la Photographie di Arles. In questa cornice, Octavio Aguilar partecipa con il progetto Tajëëw its Kontoy, esposto presso l’Espace Monoprix. Il lavoro si pone come un ponte tra passato e presente, tra individuale e collettivo, tra arte e identità, proponendo una riflessione potente e necessaria sulle forme di rappresentazione e sulla memoria delle culture indigene.
Octavio Aguilar. Tajëëw, ja tsa´any (Tajëëw, the snake), 2020.
Courtesy of the artist / Parallel Oaxaca.
13/08/25