Rirkrit Tiravanija (Buenos Aires, 1961) costruisce la sua pratica artistica attorno all’interazione con il pubblico, sollecitato e coinvolto impiegando la creatività a più livelli, sia quello progettuale che concettuale, concretizzandosi in un impiego dell’arte a 360 gradi.
Misurandosi con la performance, la produzione video ma anche con la cucina, Tiravanija incorpora la sua indole nomade e multiculturale nella pratica artistica, per forza di cose sempre site-specific.
Per raggiungere The House (the Cat) built, si è costretti a percorrere un grande labirinto realizzato con comuni strutture da ponteggio e tessuto arancione. Il percorso di mostra è letteralmente costruito ma non obbligato: la scelta può portare ad un vicolo cieco o a uno spazio mai vuoto ma abitato principalmente da architetture lignee progettate come omaggi al lavoro di grandi architetti (Le Corbusier, Frederick Kiesler). Spazio e tempo sono le componenti essenziali di un coinvolgimento e una interazione che si realizza a più livelli, sempre interrogandosi e interrogando il pubblico partecipante su questioni tanto quotidiane quanto universali: la paura, il gioco, l’educazione e l’ecologia. L’invito alla riflessione è suggerito sempre in modalità collaborativa: il puzzle non si compone da solo e la tenda è comunque per due. La casa diventa il simbolo di questa coincidenza tra la pratica collaborativa e ripensamento degli spazi, invito a osservare il dettaglio (e scoprire opere di altri artisti che hanno collaborato, appunto, alla pratica di Tiravanija) e a prestare attenzione a come si abita, interpreta e si vive, in generale, il tempo.
Gli oggetti sono coerentemente impiegati nella loro dimensione relazionale, è indifferente siano oggetti preziosi o comuni, il quotidiano entra nel gesto pratico come nell’arte, senza distinzione gerarchica, che sia prendere un tè o esprimersi in una jam session.
Tiravanija compie e mette in mostra il sovvertimento dei ruoli, all’artista affida quello di attivatore, al pubblico, ai partecipanti o agli spettatori – indifferente come si definiscono- quello di costruire, ogni giorno e ogni momento, l’opera, e di osservarne il compimento con ruolo di spettatore, come un gatto che si appropria dello spazio domestico, muovendosi leggero e silenzioso.
The House That Jack Built, è la mostra personale di Rirkrit Tiravanija a cura di Lucia Aspesi e Vicente Todolí. Il titolo riprende una filastrocca inglese ottocentesca che, attraverso una struttura ripetitiva, racconta non tanto la storia della casa o di Jack, ma delle persone che l’hanno abitata e vissuta, intento ripreso dall’artista stesso, che sposta il focus, privilegiando l’esperienza attiva del pubblico alla sola contemplazione.
Rirkrit Tiravanija
The House That Jack Built
Veduta della mostra, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2026, Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano
Foto Agostino Osio

Rirkrit Tiravanija, The House That Jack Built
Veduta della mostra, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2026 Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano
Foto Agostino Osio
08/04/26