The Red Forest è il progetto fotografico dell’artista Daesung Lee (1975, Corea del Sud), concepito come un racconto illustrato. Il libro raccoglie immagini che narrano la storia di una famiglia di sciamani che vive a Mikhalinka, in Ucraina, un villaggio profondamente legato a superstizioni e credenze popolari connesse alla leggenda dello spirito che governa la foresta vicina.
Protagonista della vicenda è la giovane Kateryna, che sviluppa un legame profondo con la foresta e sente di essere chiamata a proteggerla. La leggenda dello spirito della foresta, Raelcun, ha origini antiche e incerte e avrebbe dato il nome alla Foresta Rossa. Si racconta che, una notte, la fenice custodita nella lampada di Raelcun fu liberata e si levò in volo sopra gli alberi; dalle sue ali caddero ceneri nere che si posarono sulla vegetazione. Quando le ceneri toccarono le cime degli alberi, questi divennero rossi e morirono. Da allora, gli abitanti del villaggio iniziarono a chiamarla “la Foresta Rossa”.
Kateryna inizia a vagare di notte nella foresta in uno stato di sonnambulismo, come attratta da un’energia misteriosa. Nei suoi sogni, una voce la chiama: secondo la ragazza è Raelcun, che le chiede di impedire agli abitanti del villaggio di abbattere gli alberi, loro principale fonte di sostentamento.
La famiglia custodisce una lunga tradizione sciamanica: anche le generazioni precedenti hanno vissuto esperienze simili a quelle che ora attraversa Kateryna. I genitori sono preoccupati per la sua condizione, per questa sorta di malattia che la spinge a inoltrarsi nella foresta durante la notte, e devono inoltre confrontarsi con i pregiudizi degli altri abitanti del villaggio. Kateryna spera che, attraverso il rituale di iniziazione che la consacrerà definitivamente sciamana, la sua malattia possa scomparire.
Le immagini del libro raccontano questa storia fatta di credenze e folklore, tradizioni e rituali, forze soprannaturali e senso di predestinazione, ritraendo luoghi e persone di Mikhalinka, una realtà rurale ai margini della foresta.
In uno degli scatti della serie, una piccola matrioska colorata è posta al centro di un cerchio formato da piccoli oggetti in terracotta disposti su un tavolo, raffiguranti animali e creature. La composizione richiama la disposizione di un rito e, alla luce del racconto, siamo portati a identificare nella matrioska la giovane Kateryna, figura centrale dell’intera storia.
Attraverso questa narrazione tra realtà e leggenda, Daesung Lee costruisce una metafora potente della fragilità del rapporto tra essere umano e natura. La Foresta Rossa diventa così non solo un luogo fisico, ma uno spazio simbolico in cui si intrecciano memoria, identità e sopravvivenza. Il conflitto tra sfruttamento e protezione, tra razionalità moderna e antica conoscenza, attraversa l’intero progetto, lasciando il lettore in una dimensione di incertezza. È proprio in questa tensione irrisolta che emerge l’invito alla riflessione: su ciò che siamo disposti a sacrificare, sulla capacità di ascoltare e sulla necessità di accogliere ciò che non possiamo pienamente comprendere.
Daesung Lee
Dalla serie The Red Forest
courtesy of Daesung Lee,
fotografia digitale
28/02/26