NICOLETA MURES

Generazione Critica: La tua pratica artistica spazia dal collage digitale al video, 3D, animazione, AR e intelligenza artificiale generativa, concentrandosi spesso sul corpo virtuale sotto stress, ansia e paura. Cosa ti ha inizialmente attratta da questi temi, e come si è evoluta nel tempo la tua esplorazione?

Nicoleta Mures: Ho iniziato con una formazione tradizionale in pittura, studiando anatomia, ritratto e figura, quindi è stato naturale per me essere attratta dalla rappresentazione del corpo umano. Per caso mi sono imbattuta in uno strumento di personalizzazione di avatar 3D — MakeHuman — e l’ho trovato emozionante, come un bambino che scopre il suo videogioco preferito. Era come un gioco digitale di travestimenti, ma mi sono resa subito conto che rispecchiava il modo in cui oggi performiamo le identità online, più come NPC che come persone reali. Con il tempo, mi sono appassionata a osservare come il confronto costante con le vite curate online alimenti ansia, depressione e autostima frammentata, influenzando le nostre personalità in modi che sembrano irreversibili.

GC: In Doom Scroll e Web Meditation esplori aspetti contrastanti ma interconnessi della nostra esistenza digitale: l’atto compulsivo e travolgente dello scrolling e uno stato apparentemente contemplativo di immersione virtuale. Cosa ha ispirato queste opere e come riflettono gli effetti psicologici del consumo digitale?

NM: Queste opere sono nate osservando come i contenuti brainrot siano diventati un modo preferenziale per le persone di staccare la spina. Mi ha colpito il fatto che l’unica vera fuga oggi sembri essere attraverso una connessione priva di senso — siamo intrappolati nei nostri schermi anche quando cerchiamo di disconnetterci. Penso che, a volte, arrendersi completamente a questa realtà possa effettivamente aprire uno spazio meditativo. Dato che è quasi impossibile mettere a tacere il rumore esterno, forse la risposta sta nell’imparare a escluderlo — a ritirarci dentro noi stessi e riconnetterci con il nostro mondo interiore, anche mentre quello digitale ci ruggisce intorno.

GC: Doom Scroll presenta un flusso caotico e quasi ipnotico di immagini frammentate, mentre Web Meditation suggerisce un limbo digitale introspettivo. Come vedi l’interazione tra queste due opere? Funzionano come forze opposte o come prospettive complementari sulla vita digitale?

NM: Le vedo come due parti dello stesso feed infinito. La vita online è travolgente, ma dentro questo caos sono grata per quelle tasche inaspettate di calma — contenuti spirituali, meditativi o “witchy” che interrompono il rumore e offrono un breve ritorno alla consapevolezza. Più che forze opposte, Doom Scroll e Web Meditation riflettono uno spettro dell’esistenza digitale: dalla sovrastimolazione a rari momenti di reale quiete.

© Nicoleta Mureș, Doom Scrolling and Web Meditation, 2024, video still, courtesy the artist

© Nicoleta Mureș, Doom Scrolling and Web Meditation, 2024, video still, courtesy the artist.

GC: Il tuo lavoro analizza spesso come gli ambienti digitali plasmino il comportamento umano, portando a una sorta di “anestesia” dei sensi e della personalità. Vedi Doom Scroll come una critica al consumo infinito di contenuti, e Web Meditation come un’alternativa — o si tratta solo di un’altra illusione di controllo?

NM: Doom Scroll non è solo una critica; è uno scatto istantaneo di dove siamo arrivati nella nostra “evoluzione” umana — un picco di ottimizzazione, consumo di massa e curatela continua. Viviamo con infinite tab aperte, e sebbene l’accesso all’informazione sia potente, la sua vastità mi costringe a confrontarmi con la natura finita della vita reale. Web Meditation interviene come una sorta di pausa necessaria. Non la definirei un’alternativa o un’illusione di controllo — è piuttosto un piccolo atto di grazia, una ricerca di connessioni più profonde in un mondo in cui la vita prima degli schermi sta già svanendo dalla nostra memoria.

GC: L’estetica dei tuoi lavori incorpora glitch, sovrapposizioni visive e texture iper-digitali che creano un’esperienza immersiva ma disorientante. Come approcci la composizione visiva di queste opere, e che ruolo gioca la distorsione digitale nel trasmettere il tuo messaggio?

NM: Il mio linguaggio visivo si è evoluto in modo organico, modellato sia dai cambiamenti del mondo digitale sia dalla mia crescita personale. Non ho mai cercato di aderire a una tendenza o a un’estetica; il mio lavoro funziona più come un diario visivo, che documenta “checkpoint” emotivi e psicologici nel tempo. I glitch e le distorsioni riflettono il modo in cui oggi la realtà stessa sembra instabile — sfocata, frammentata, onirica. È il mio modo di interrogarmi se questo mondo che viviamo sia davvero più “reale” di quello digitale.

GC: Con l’intelligenza artificiale che gioca un ruolo sempre più centrale nel consumo e nella produzione di contenuti digitali, come vedi il suo impatto sulla creazione artistica e sul modo in cui le persone elaborano e interagiscono con le informazioni?

NM: L’IA sta accelerando la produzione di contenuti, e credo che vedremo un’esplosione sia di opere brillanti che di contenuti “usa e getta”. L’accessibilità crescerà e le barriere tecniche cadranno, il che è entusiasmante — ma solleva anche domande difficili sull’autenticità. Perché commissionare un artista se un’IA può generare un’immagine all’istante?
Eppure, sono convinta che gli artisti abbiano qualcosa di insostituibile: la profondità dell’esperienza umana reale. La nostra sfida, ora, è creare opere così profondamente umane, così ricche di significato ed emozione, da rendere impossibile la loro replica.

© Nicoleta Mureș, Doom Scrolling and Web Meditation, 2024, video still, courtesy the artist.

© Nicoleta Mureș, Web Meditation, 2024, video still, courtesy the artist.

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