Il progetto di Andreas Angelidakis (Atene, 1968) riprende il celebre mito della caverna di Platone per offrirne una rilettura contemporanea, capace di riflettere sulle dinamiche della società odierna. Nel racconto platonico, alcuni prigionieri vengono incatenati fin dall’infanzia all’interno di una caverna, impossibilitati a muoversi e privi di qualsiasi esperienza del mondo esterno. Le uniche verità che conoscono sono quelle che si manifestano davanti ai loro occhi sotto forma di ombre proiettate sulla parete della caverna, immagini che finiscono per essere scambiate con la realtà. Attraverso questa metafora, Platone descrive il difficile percorso verso la conoscenza e attribuisce al filosofo il compito di guidare l’individuo oltre le apparenze, verso una comprensione più autentica del reale.
Angelidakis rielabora questo mito collocandolo in un contesto storico segnato dal populismo e dal nazionalismo, richiamando simbolicamente il 1934 e il clima di propaganda che caratterizzò quel periodo. L’opera si sviluppa così in uno spazio sospeso tra mito e storia, in cui il visitatore attraversa riferimenti al Novecento per essere immerso in una dimensione ambigua e disorientante. Come suggerisce il titolo, Escape Room, l’installazione si configura come un ambiente dal quale non è semplice uscire: uno spazio in cui è facile perdersi e rimanere metaforicamente intrappolati nelle false narrazioni e nelle verità costruite. L’allestimento assume la forma di un gioco, nel quale numerosi elementi digitali si intrecciano con richiami alla mitologia. In questa dimensione ibrida, dominata dall’oscurità e da un costante senso di mistero, il visitatore è invitato a interrogarsi sul valore delle informazioni che riceve. Il messaggio dell’opera è infatti quello di non accettare i dati e le immagini come verità assolute, ma di considerarli strumenti da analizzare criticamente prima di elaborare un pensiero autonomo.
Questa riflessione si inserisce pienamente nella ricerca artistica di Angelidakis, che fonde arte, architettura e tecnologia per realizzare ambienti e installazioni capaci di interrogare la cultura visiva contemporanea. Ripartendo da riferimenti alla Grecia antica e ai suoi miti fondativi, l’artista costruisce un dialogo costante tra passato e presente, evidenziando come le stesse dinamiche di manipolazione, percezione e costruzione della realtà continuino a manifestarsi anche nella società contemporanea.
L’installazione è presentata alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia (2026), all’interno del Padiglione della Gran Bretagna ai Giardini, nel contesto della mostra Escape Room, curata da George Bekirakis.
61 Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia
In Minor Keys
A cura di Koyo Kouoh
dal 9 maggio a al 22 novembre 2026
Pavilion of Greece, Escape Room
Photo by: Jacopo Salvi
Courtesy: La Biennale di Venezia
26/08/26