La pratica multidisciplinare di Diango Hernández (Sancti Spirtus, 1970) si contestualizza in una formazione eterogenea, prima nel paese di origine, successivamente in Europa, in Italia e in Germania. Gli esordi sono da individuare nel lavoro di un collettivo formato da artisti e designer che si occupava di progettare soluzioni originali per oggetti di uso quotidiano, a supplire la permanente carenza di materiali e di merci a Cuba.
L’ Objet trouvé che incontra successivamente, insieme all’arte concettuale, lo stimola a un approccio teorico e pratico che decontestualizza lo stesso scarto tra il valore d’uso e il valore simbolico. La prima sedia che abbiamo mai toccato può contenere tutta la felicità dell’universo, una frase che più o meno sintetizza il fulcro di una pratica che è costante messa in discussione delle regole e della conseguente componente arbitraria nell’assegnazione del significato. Tired stop è, per quello che vediamo, una sedia, oggetto quanto mai comune e identificato nell’uso. Chi occupa la sedia è una sagoma stilizzata, come quelle che si possono ritrovare in allestimenti pubblicitari, ma non riconoscibile come essere umano. O meglio, troviamo un altro oggetto, un universale cartello stradale che reca la parola STOP, reso antropomorfo e dunque stilizzato. Una sedia e un cartello stradale. Sembra chiaro e leggibile. Ma Hernández, nella semplicità per non dire banalità degli oggetti, afferma il nodo teorico e concettuale della sua ricerca: il mondo è molteplice e non si limita alla percezione che ci deriva dai sensi, che sono comunque soggettivi. L’affermazione è nel costante disorientamento che innesca nelle sue opere, non come esercizio di stile o una ricerca di effetto sorpresa, quanto una sottile e raffinata ironia. La transizione, che è quella che ha vissuto personalmente come espatriato e quella che ha vissuto il suo paese di origine tra decolonizzazione, castrismo e crollo dell’illusione sovietica, è sintetizzata, forse sublimata in un tentativo di ricomposizione che si formalizza negli oggetti, creati da Hernández con estrema precisione artigianale.
L’ontologia dell’oggetto non si esaurisce nell’uso ma appunto nelle relazioni che può innescare. Come quella di un cartello stradale che, chiamato a contenere e normare, si apre a un altro messaggio, da leggere però con lo stesso tono normativo: fermati, riposa, osserva- e poi prosegui.
Diango Hernández,Tired stop, 2008, sedia e segnale stradale, 178x65x50 cm.
Courtesy Collezione AGIVERONA
20/12/25