Dayanita Singh (1961, Nuova Delhi) impiega la fotografia come mezzo flessibile e stratificabile per dare vita a narrazioni sempre nuove. Attingendo al proprio archivio fotografico realizza strutture mobili concepite come dispositivi d’esposizione o musei portatili all’interno dei quali raccogliere e presentare serie fotografiche.
L’opera Venice Pillar si configura come una colonna costituita da cinque cubi sovrapposti, ognuno di questi presenta sulle quattro facce laterali una fotografia in bianco e nero. Le fotografie provengono da serie realizzate dall’artista durante i suoi soggiorni in Italia negli anni Novanta e ritraggono ambienti d’archivio e le persone che vi lavorano. Il progetto raccoglie la ricerca documentaria di Singh intorno al tema dell’archivio: l’immagine si configura così come riflesso del supporto stesso che la contiene, poiché questo diventa uno strumento di archiviazione ed esposizione.
La possibilità di combinare i cubi in configurazioni diverse trasforma l’opera in una sorta di scultura organica, in cui la fase di assemblaggio diventa centrale: è proprio questa a orientare la lettura delle immagini, aprendola a molteplici interpretazioni.
Nella sua ricerca Singh, è profondamente legata alle architetture e agli spazi, che spesso mette in relazione tra loro per creare ambienti nuovi ed immaginari. A guidare la composizione è una forza che si autodetermina, suggerendo all’artista come disporre l’immagini, seguendo movimenti e linee trasversali che attraversano le fotografie.
L’opera è esposta presso l’Archivio di Stato di Venezia nella mostra ARCHIVIO, personale di Dayanita Sing. Il progetto espositivo, curato da Andrea Anastasio, mette in luce l’interesse dell’artista per il processo di archiviazione, inteso non solo come metodo di catalogazione ma soprattutto come mezzo espositivo, capace di generare nuove forme di comunicazione.
Dayanita Singh, Venice Pillar 1, 2026 © Dayanita Singh/Archivio.
29/04/26